mercoledì 12 aprile 2017


PROCEDURA PER OTTENERE LA RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI:


IMPORTANZA DI RIVOLGERSI AD UN AVVOCATO DI DIRITTO PREVIDENZIALE



Cari lettori, in questo articolo si vuole sottolineare l’importanza di rivolgersi ad un Avvocato di diritto previdenziale soprattutto in merito ad una questione molto dibattuta negli ultimi tempi: la PEREQUAZIONE DELLE PENSIONI.

L’avvocato previdenziale tutela i diritti dei pensionati anche in tal senso, cercando di

illustrarvi i fatti salienti e gli elementi di diritto di una materia complessa, quale quella previdenziale, spiegando come concretamente riottenere la rivalutazione della propria pensione.

ITER LEGISLATIVO


L'art. 69 comma 1, della Legge 23.12.2000 n. 388 disciplina compiutamente la materia della perequazione delle pensioni. L'articolo in discussione prevede l'applicazione della perequazione nella misura del 100% per la fascia di importo dei trattamenti pensionistici fino a 3 volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 90% per la fascia di importo dei trattamenti pensionistici compresa tra 3 e 5 volte il predetto trattamento e nella misura del 75% per la fascia di importo dei trattamenti superiore a 5 volte il medesimo trattamento minimo.

Il Governo Monti ha emanato il decreto legge n. 201/2011, meglio conosciuto come “Legge Salva Italia”, al cui art. 24 comma 25, ha disposto il blocco della perequazione automatica delle pensioni per gli anni 2012 e 2013 (a partire dal trattamento minimo lordo pari ad €.1.405,05=).

La Corte costituzionale è intervenuta con sentenza n. 70 del 2015 dichiarando incostituzionale l'art 24 comma 25 della Legge n. 201 del 2011, in quanto lo ha ritenuto lesivo dei “diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale e fondati su inequivocabili parametri costituzionali quali a titolo esemplificativo: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.)".

La suddetta Corte ha dunque ritenuto illegittimo il blocco per due anni della rivalutazione delle pensioni.

Il Governo, con l’obbiettivo di risolvere una tale situazione, è intervenuto nel mese di maggio 2015 per definire il meccanismo con il quale restituire parte della perdita d’acquisto, negli anni 2012 e 2013, delle pensioni sopra i 1.405 euro lordi.

Si tratta solamente di un recupero parziale della perequazione che non restituisce tutto a tutti.

Infatti il decreto Renzi, poi convertito in Legge, prevede solo la corresponsione, a titolo di perequazione, di una somma “una tantum” che è stata accreditata di volta in volta, a seconda dell’importo di pensione percepito e senza che questa somma costituisca parte integrante del proprio reddito. Senza dubbio, il ripristino integrale del meccanismo di perequazione delle pensioni avrebbe comportato per il bilancio dello Stato un onere pari a circa 18 miliardi di euro nel 2015 e oltre 4 miliardi di euro a decorrere dal 2016.

Per tale ragione, è doveroso rivolgersi ad un Avvocato previdenziale per intraprendere un'azione legale affinché vengano tutelati i diritti di tutti i pensionati coinvolti dalla lesione.

Ciò soprattutto alla luce del fatto che alcuni Avvocati previdenziali hanno ottenuto già ottimi risultati presso alcuni Tribunali d’Italia e Corti dei Conti che si sono espressi favorevolmente in merito a tale questione.

A Milano, il Giudice del Lavoro emesso un’ordinanza sulla base di un ricorso presentato da un Avvocato previdenziale, accogliendo le argomentazioni relative alla legittimità costituzionale dei blocchi operati e, in particolare, quella relativa alle pensioni superiori a 6 volte il minimo Inps.

La decisione ultima spetterà alla Corte Costituzionale e di fatto, a detta di alcuni Avvocati previdenziali, ci sono alcuni elementi che fanno ben sperare in un esito positivo della vicenda.

Infatti la Corte con sentenza n. 70/2015, si era già espressa favorevolmente per l'illegittimità del blocco del biennio 2012-2013 e, ad oggi, l' ordinanza di rimessione del Tribunale di Milano considera fondata la questione anche per gli anni successivi dal 2013 al 2016.
LA PROCEDURA

Analizzando nel dettaglio la procedura, l’Avvocato previdenziale spiega che si tratta di un ricorso individuale che si sviluppa attraverso una procedura di due fasi, di seguito meglio specificate:



1)    La prima fase -stragiudiziale- consiste nella raccolta documentazione e nella redazione ed invio di una diffida all’Inps (interruttiva della prescrizione) per la formale richiesta di riquantificazione e restituzione della mancata perequazione per gli anni 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016.



2)    La seconda fase -giudiziale- consiste nella redazione e deposito di un ricorso presso il competente Tribunale del lavoro (se ex dipendente privato) o Corte dei Conti (se ex dipendente pubblico) e tutta la assistenza giudiziale della procedura di 1 grado (udienze, incombenze di cancelleria)



E’ necessario che vengano effettuati, da un consulente del lavoro qualificato, i conteggi relativi alla mancata perequazione, sia per gli anni 2012-2013 sia per i successivi anni 2014-2015-2016, comprensivi degli interessi legali nel frattempo maturati.

LA DOCUMENTAZIONE NECESSARIA


Per poter avviare la procedura di cui sopra, è necessario procurarsi i seguenti documenti utili:


1)    copia carta identità' e codice fiscale fronte e retro;
2)    certificato di stato di famiglia (anche autocertificazione);
3)    comunicazioni mensili al pensionato dell'inps relative ai mesi di:
   novembre 2011 - dicembre 2011
   gennaio 2012 – 2013 - 2014 – 2015 - 2016 - 2017
   agosto 2015 (da recuperare sul sito Inps con pin, o recandosi personalmente all’Inps competente);
4)    CUD dal 2011 al 2016

Se interessati ad avere maggiori informazioni in merito alla procedura sopra descritta, scrivete a: dirittissimo@gmail.com



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